Scopri dove sono realmente prodotti i prodotti del marchio Michael Kors

Michael Kors è un marchio americano fondato nel 1981, i cui prodotti (borse, orologi, abbigliamento, scarpe) sono realizzati quasi esclusivamente al di fuori degli Stati Uniti. La produzione si basa su una rete globale di subappaltatori, guidata dalla casa madre Capri Holdings. Comprendere questa catena di approvvigionamento consente di valutare meglio la qualità, il prezzo e le questioni etiche dietro ogni articolo contrassegnato MK.

Strategia di multi-sourcing presso Capri Holdings

Controllo qualità di una borsa Michael Kors in una fabbrica in Vietnam

Michael Kors non possiede fabbriche proprie. La produzione è affidata a partner industriali distribuiti su più continenti, secondo un modello comune nel lusso accessibile. La società madre, Capri Holdings, coordina questa rete da New York.

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Conoscere precisamente dove sono fabbricati i prodotti Michael Kors implica distinguere ogni categoria di articolo, poiché i luoghi di produzione variano a seconda del tipo di prodotto e dei materiali utilizzati.

Secondo il rapporto annuale Capri Holdings 2023, la maggior parte dei volumi di produzione si concentra in Asia, America Latina e Europa dell’Est. Questa scelta di diversificazione geografica risponde a una logica industriale precisa: distribuire i rischi legati alle tensioni commerciali, stabilizzare i costi del lavoro e garantire una capacità produttiva sufficiente per rifornire migliaia di punti vendita nel mondo.

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Cina e Vietnam: i due poli principali di produzione

Panoramica di una fabbrica di produzione di accessori Michael Kors in Cambogia

La Cina è stata a lungo il principale paese di produzione per borse e accessori Michael Kors. Le etichette “Made in China” rimangono frequenti, in particolare sulle linee di fascia bassa e le collezioni outlet.

Il Vietnam ha assunto un ruolo crescente dal 2020. Capri Holdings ha volontariamente ridotto la quota dei suoi volumi prodotti in Cina a favore del Vietnam, dell’Indonesia e della Cambogia. Questo cambiamento rientra in una strategia di multi-sourcing destinata a limitare la dipendenza da un unico paese produttore.

Le ragioni di questo spostamento sono molteplici:

  • I costi del lavoro in Vietnam e Cambogia rimangono inferiori a quelli praticati nelle zone costiere cinesi, dove i salari sono aumentati negli ultimi anni.
  • Le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Cina (dazi doganali, restrizioni commerciali) hanno spinto molte marche a diversificare le loro fonti.
  • L’Uyghur Forced Labor Prevention Act (UFLPA), recente legge americana, impone una tracciabilità rigorosa dell’origine del cotone, costringendo Capri Holdings a ristrutturare parte della sua catena tessile per evitare qualsiasi esposizione al lavoro forzato nello Xinjiang.

Una borsa Michael Kors acquistata in negozio può quindi riportare la dicitura “Made in Vietnam” o “Made in China” a seconda della linea e del periodo di produzione. Le due origini coesistono sugli scaffali.

Produzione in Italia: la pelle di alta gamma

Gli articoli in pelle posizionati nel segmento superiore del marchio sono realizzati in Italia. Questa produzione europea riguarda principalmente alcune borse a mano, scarpe e accessori in pelle di alta qualità.

L’Italia offre un know-how artigianale riconosciuto nel lavoro della pelle, e la dicitura “Made in Italy” funge da indicatore di qualità per giustificare un posizionamento di prezzo più elevato. Questa scelta consente a Michael Kors di offrire pezzi che si avvicinano, in termini di percezione, alle maison di lusso europee.

Anche l’Europa dell’Est partecipa alla produzione di alcune categorie di articoli, sebbene i volumi siano più modesti rispetto a quelli affidati alle fabbriche asiatiche.

Audit e tracciabilità: cosa controlla realmente Capri Holdings

La questione della produzione non si limita a una bandiera su un’etichetta. I rapporti RSE di Capri Holdings specificano che le fabbriche partner di Michael Kors sono sottoposte a audit sociali e ambientali allineati agli standard SMETA/SEDEX.

Questi audit si concentrano su diversi criteri concreti:

  • La riduzione delle ore straordinarie eccessive nei siti di confezione.
  • Il miglioramento delle condizioni di sicurezza sul lavoro (ventilazione, attrezzature di protezione, uscite di emergenza).
  • La tracciabilità dell’origine delle materie prime, in particolare del cotone, a seguito delle restrizioni imposte dall’UFLPA.

Questo quadro di controllo non significa che ogni fabbrica sia impeccabile. Gli audit SMETA/SEDEX funzionano per campionamento e per cicli: un sito può essere conforme durante un audit e presentare delle discrepanze qualche mese dopo. Tuttavia, il marchio ha fissato obiettivi espliciti di progresso sulle condizioni di lavoro, il che lo colloca in un percorso di miglioramento continuo piuttosto che in una semplice conformità di facciata.

Leggere l’etichetta di un prodotto Michael Kors: paese di produzione e qualità

L’origine geografica di un articolo Michael Kors fornisce un’indicazione sul suo segmento di gamma, senza costituire un verdetto assoluto sulla sua qualità. Una borsa fabbricata in Vietnam può utilizzare una pelle di buona fattura, così come un modello prodotto in Cina può offrire finiture curate.

Il vero criterio rimane la linea di prodotto. Le collezioni “Collection” o “Bancroft” occupano il vertice della gamma con una produzione spesso europea. Le linee “MICHAEL Michael Kors”, più accessibili, provengono per lo più dall’Asia.

La dicitura “Made in” presente sull’etichetta interna indica il paese di assemblaggio finale. Le materie prime (pelle, tessuto, ferramenta) possono provenire da un paese completamente diverso. Una borsa assemblata in Cina può contenere pelle italiana, il che rende la lettura dell’etichetta parziale se non è completata da una comprensione della catena globale.

La rete di produzione Michael Kors riflette le pratiche standard del lusso accessibile: una produzione globalizzata, siti in Asia per il volume, l’Italia per il prestigio della pelle, e una crescente pressione normativa che spinge il marchio a tracciare i suoi approvvigionamenti con maggiore rigore rispetto a dieci anni fa.

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